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August 28

L'amore al tempo di Sabrina

Cari lettori,
la storia di Sabrina cresce ogni giorno fra le mie mani, e per questo ho sospeso la pubblicazione di prova sul blog. Sabrina matura, lontana da casa, e tornerà tra alcuni mesetti. Per quella data il racconto dovrebbe terminare, bene o male non so ancora, e io verrò a bussare alla vostra porta con in mano un'offerta imperdibile.
Sabrina, quella vera, l'ho incrociata quest'Estate: ha due occhi metallici, e ride a mitraglia, continuamente.
E' stato a una festa di paese. Si è seduta al tavolo di fianco al mio, con sua nonna (stessa risata, solo meno contagiosa), la sua amica inseparabile, e sua sorella maggiore, verso la cui minigonna si sono concentrati i commenti del mio commensale, lasciandomi rimirare la mia musa. Che si è lasciata guardare. Anche troppo. Praticamente non mi ha degnato di uno sguardo, e ha passato la serata a ridere e a passeggiarmi davanti. E' un po' piccola, diciamo che posso mangiarle in testa. E NON ha quei prosciutti che mi ero immaginato. Andandomene, mi sono girato per un'ultima ispirazione e.. luce dei miei occhi! mi stava guardando con la sua amica, ridendo. Le ho sorriso anch'io, e nel girarmi ho atterrato un bimbo innocente che correva spensierato..
 
chissà se domani saremo ancora così lontani?
ci annuseremo da lontano come i cani.
 
March 25

Falsetto (Esterina i vent'anni ti minacciano)

Esterina, i vent’anni ti minacciano

grigiorosea nube

che a poco a poco in sè ti chiude.

Ciò intendi e non paventi.

Sommersa ti vedremo

nella fumea che il vento

lacera o addensa, violento.

Poi dal fiotto di cenere uscirai

adusta più che mai,

proteso a un’avventura più lontana

l’intento viso che assembra

l’arciera Diana.

Salgono i venti autunni,

t’avviluppano andate primavere;

ecco per te rintocca

un presagio nell’elisie sfere.

Un suono non ti renda

qual d’incrinata brocca

percossa! io prego sia

per te concerto ineffabile

di sonagliere.

La dubbia dimane non t’impaura.

Leggiadra ti distendi

sullo scoglio lucente di sale

e al sole bruci le membra.

Ricordi la lucertola

ferma sul masso brullo;

te insidia giovinezza,

quella il lacciòlo d’erba del fanciullo.

L’acqua è la forza che ti tempra,

nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:

noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,

come un’equorea creatura

che la salsedine non intacca

ma torna al lito più pura.

Hai ben ragione tu! Non turbare

di ubbie il sorridente presente.

La tua gaiezza impegna già il futuro

ed un crollar di spalle

dirocca i fortilizi

del tuo domani oscuro.

T’alzi e t’avanzi sul ponticello

esiguo, sopra il gorgo che stride:

il tuo profilo s’incide

contro uno sfondo di perla.

Esiti a sommo del tremulo asse,

poi ridi, e come spiccata da un vento

t’abbatti fra le braccia

del tuo divino amico che t’afferra.

Ti guardiamo noi, della razza

di chi rimane a terra.

 

(Eugenio Montale)

 

Tre metafore fondamentali: proteso a un’avventura più lontana, l’intento viso che assembra l’arciera Diana: la giovinezza ha il carattere della mitologia, sa ergersi tra le difficoltà e superarle con le sue sole forze, i vent’anni sono un rito iniziatico, ciò che emergerà dal fiotto di cenere sarà una donna <con il piglio volitivo di una dea cacciatrice>; ricorda Mito di Pavese (riferita a un ragazzo-dio), ma un dubbio sorge spontaneo: sentirsi degli dèi in terra è un’emozione provata più volte in gioventù e poi sempre più raramente nel corso degli anni per la maggior parte della gente. Ma è naturale, è ovvio che sia così? E’ un ordine celeste, ricordato dal presagio nell’elisie sfere, che le forze vitali e le speranze debbano scemare progressivamente?

Alla metafora mitologica segue quella naturalistica: ricordi la lucertola ferma sul masso brullo: Esterina vive senza rendersene conto; tanto più la dubbia dimane non la impaura, tanto più la sua leggiadria aumenta. La sopravvivenza al lacciòlo d’erba sembra affidata al caso.

 Il mare è il destino (3°metafora), flusso vitale in cui Esterina decide (la scelta è fondamentale) di lanciarsi: dopo la dea statuaria e priva di passioni e la lucertola incosciente, per la prima volta la ragazza si personifica, diventa donna, e come tale capace di decidere del proprio destino. Riflette un attimo (Esiti a sommo del tremulo asse), ma poi ridi: affronta la vita come un gioco, si lascia andare nel mare che l’ha generata (L’acqua è la forza che ti tempra) e che la accoglie come un divino amico; il ritorno della metafora mitologica sottolinea la distanza tra i due mondi, quello di Esterina e del mare, e quello del poeta, della razza di chi rimane a terra.

March 24

Ed amai nuovamente

 

 

 

Ed amai nuovamente; e fu di Lina

dal rosso scialle il più della mia vita.

Quella che cresce accanto a noi, bambina

dagli occhi azzurri, è dal suo grembo uscita.

 

Trieste è la città, la donna è Lina,

per cui scrissi il mio libro di più ardita

sincerità; né dalla sua fu fin’

ad oggi mai l’anima mia partita.

 

Ogni altro conobbi umano amore;

ma per Lina torrei di nuovo un’altra

vita, di nuovo vorrei cominciare.

 

Per l’altezze l’amai del suo dolore;

perché tutto fu al mondo, e non mai scaltra,

e tutto seppe, e non se stessa, amare.

 

(Umberto Saba)

 

ed: la congiunzione collega la poesia a una realtà omessa, a una vita passata chiusa alle spalle per poter aprire al futuro. Rosso scialle/occhi azzurri, polarità centrale in Saba, la passione ardente della moglie e la leggerezza della figlia colorano il cielo del poeta. Trieste è la città, la donna è Lina: ossimoro, l’amore per le persone fa amare il mondo attorno a loro, è solo amando il mondo che possiamo amare i suoi viandanti. Ogni altro conobbi umano amore:  il cuore si può perdere più volte, prima di trovare la strada giusta, prima di capire che è solo per Lina che può rigenerare all’infinito il suo sentimento. Per l’altezze l’amai del suo dolore: l’amore non è uno schema rigido, è una pallina da tennis che rimbalza impazzita fra le pareti opposte di angoscia/esaltazione e dolore/piacere. e tutto seppe, e non se stessa, amare: Saba accoglie il suggerimento di Carola e Mery (commenti all’intervento precedente): le donne sanno donarsi interamente, amano completamente; dall’altra parte ci siamo noi, <incerti ed affannati>, cantava Bennato, <sicuri e controllati>: ma l’amore goccia a goccia è ‘na schifezza!!

 

February 08

La Geografia sociale

L’incontro fra le Università di Parma e Caen avvenuto oggi, Venerdì 8 Febbraio, presso la sala del Consiglio dell’Università di Parma è stato fortemente voluto e organizzato da Isabelle Dumont, assegnista di Geografia presso il nostro istituto. Le opinioni di studiosi di così differente provenienza hanno potuto incontrarsi nel più che attuale tema della geografia sociale. Che utilità ha questa disciplina? Essa ambienta in un territorio concreto le strutture sociali (i gruppi umani), permettendo una loro conoscenza meno astratta e maggiori possibilità di intervenire per un loro miglioramento. La geografia sociale, nell’ambiente scientifico italiano, è un campo di studio sopravvissuto alla diffamazione dei suoi primi anni per presunti collegamenti al marxismo, elevato successivamente sull’onda della moda e nuovamente accantonato per far posto alle grandi teorie generali sulla globalizzazione. Ma per la stragrande maggioranza degli uomini gli orizzonti mondiali sono solo potenziali, e uno studio che analizzi l’ecumene in ogni sua manifestazione è necessario per orientarsi nella vita di relazioni che la nuova economia prevede. La percezione che l’uomo ha del suo stesso spazio urbano è completamente cambiata: solo i cartelli stradali possono dirigerci verso il centro cittadino, non più, ad esempio, il campanile. La città dei simboli è divenuta ricordo da museo, i nuovi simboli di aggregazione sociale sono i centri commerciali. La periferia raggiunge e supera il centro, luogo tradizionale di governo, con conseguenze imprevedibili. La geografia sociale non rinuncia a teorie generali sulla società globalizzata: evita solamente che esse diventino troppo astratte, da non poter più servire da modello di analisi delle differenti realtà sociali, troppo diversificate e troppo diseguali per poter essere abbracciate in un’unica visuale. Oltre alla dottoressa Dumont sono intervenuti Lombardi e Miani, dell’Università di Parma, Cerreti, dell’Università <La Sapienza> di Roma, Robert Hèrin e Benoît Raoulx dell’ Université de Caen, Petros Petsiméris, dell’Università parigina  Panthéon-Sorbonne.

January 29

Terzina incatenata (dall'amore)

 
 
 
 
Amore è una melodia;
le sue note, lo sai,
son passione e allegria:
le hai sentite mai?
cara amica mia
è ora di cambiar l'hi-fi!
January 28

Do you dance me?

Voglio vederti danzare

come i Dervisches Tourners

che girano sulle spine dorsali

o al suono di cavigliere del Katakali

 

IMGP0605

 

 

Nell'Irlanda del nord

nelle balere estive

coppie di anziani che ballano

al ritmo di 7/8!

Gira tutt'intorno la stanza

mentre si danza, danza.

E gira tutt'intorno la stanza

mentre si danza.

Nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali...

January 21

Raffaele Crovi: per chi scrive e per chi legge

 

 

Ho conosciuto Raffaele Crovi (1934-2007) in occasione del suo intervento a <Scritture Emiliane> (incontri con scrittori nati nella nostra regione) a Castell'Arquato, ai primi di Febbraio 2007. Allora cominciavano ad apparire evidenti i segni del logorio fisico: andatura lenta ed equilibrio instabile, difficoltà a udire e lentezza a parlare. Si prospettava un incontro interminabile, previsione smentita già dopo le sue prime parole: Crovi ci sapeva fare, era dotato di un'ironia irresistibile che accendeva la platea in potentissime risate capaci di risvegliare i secolari muri del bellissimo palazzo del podestà di Castell'Arquato. Ciò che lo distingueva da molti altri autori interpellati era proprio ciò che caratterizza i maestri della letteratura: l'ironia, la caratteristica dei più colti (le frasi in corsivo sono le sue).

Crovi poneva l’accento sull'importanza dello schema pre-stesura: è necessaria una strutturazione preventiva del lavoro, occorre scegliere le strade che si vogliono percorrere fra le innumerevoli possibili. Lo schema non imbriglia la fantasia, le offre l’appoggio per elevarsi ad altezze impreviste. Per il discorso poetico evidenziava tre livelli principali: Io - Tu - Noi, in epoca classica progressivi nelle opere di uno stesso scrittore, in epoca moderna regressivi, in epoca postmoderna spesso fusi nello stesso libro. Rivolgendosi ai prosatori, mostrava loro come la Letteratura abbraccia al suo interno l'analisi interiore (è molto difficile preservarsi dal sentimentalismo e dalla retorica), l'analisi storica (epoche passate, anche di pochi decenni fa), l'analisi della società attuale (sennò diventa troppo astratta), l'esplorazione linguistica (ognuno deve apportare qualcosa di nuovo alla lingua in cui scrive).Crovi individuava quattro libri fondamentali quasi sempre ignorati dagli aspiranti scrittori: De Rerum Natura (Lucrezio), Orlando Furioso (Ariosto), Don Chisciotte (Cervantes), I viaggi di Gulliver (Swift).

Per gli studiosi di Letteratura, a domanda dello scrivente sul peso complessivo del Neorealismo e della Neoavanguardia per il secondo Novecento (l'esame di Letteratura contemporanea si avvicinava), Crovi invitava preventivamente a ragionare il meno possibile per -ismi, per poi affermare che il neorealismo è stato tale propriamente solo nel cinema, a livello narrativo scrittori propriamente neorealisti sono stati solo autori secondari e/o molto legati a precisi partiti politici (e qui ritroviamo l'immagine di neorealismo come nebulosa, dalla quale sono nate le stelle di Calvino, Pavese e Vittorini, non inquadrabili in un unico movimento); la neoavanguardia, dai suoi roboanti proclami collettivi si è realizzata solo in maniera effimera nei singoli, solo Sanguineti è stato autore di spessore.

A chi non legge (ma che se è arrivato fino a qui vuol dire che sta imboccando la strada giusta) Crovi ha dedicato una strizzatina d'occhi, accennando a una sorta di piacere fisico riservato solo a chi si dedica ai libri, e che nessun altro può capire.

 

La dicotomia degli anziani, il contrasto insanabile tra aspetto fisico e mente, è derisa spesso dai più giovani. Così facendo, essi non sanno di precludersi enormi possibilità: la possibilità di imparare in breve tempo concetti che richiedono una vita intera per essere sviluppati, la possibilità di imparare la cortesia e il savoir faire che ha reso grandi questi uomini, di vivere attraverso le loro parole epoche che non hanno conosciuto, e la cui analisi ci permette di capire meglio la nostra, per poter orientarci verso una vita migliore, per noi stessi e per gli altri.

January 19

Deborah d'inverno

Con la tua complicità
lui ha strozzato il tuo cuore.
Le sue mani insensibili
hanno modellato una pietra.
 
Piccola cugina, grande amica.
 
Basta una sera di festa
e dietro al cristallo del vino
rivedo il tuo sorriso bambino.
 
E adesso cosa racconto a tua mamma?
January 18

Poesia del Mattino

Una fitta improvvisa
proprio qui, dentro al petto;
l'altro Giovedì sera.
 
Un medico, gran signore,
mente aperta
tocco preciso
mi ha diagnosticato:
<Deformità congenita
invalidità genetica
nessuna cura prevista
nessuna possibilità che guarisca>
 
<La diagnosi, dottore, solo quella>
 
<Lei ha un cuore troppo piccolo
per una felicità così grande.>
December 22

In memoria

 
 
Ci sono giorni che dovrebbero non venire mai...
persi nel buio, tornerà la luce
ma anche se quell'alba fosse la più bella di tutte
... non potrà strappare alla notte tutte le meraviglie che si è presa.
 
 
Il vero miracolo è che quegli occhi blu del mare torneranno a splendere sotto i nuovi raggi di un Sole finalmente sereno.
November 05

Pro Lauretta

Navigando tra blog "amici", mi sono imbttuto in quello di Lauretta, all'indirizzo http://laurettacope.spaces.live.com/. Dalle foto, ma sopratutto dai testi, emerge la risposta alle sempre più frequenti buie previsioni sul degrado morale delle ragazze occidentali, ritenute inabili a non farsi soffocare dalla rete consumistica e prive ormai di qualunque interesse che non sia la sfilata tra i negozi e tra allupati allampadati palestrati del sabato sera.
Lauretta scrive, inventa storie vere. Ossimoro? Niente affatto.
La storia postata il 23 Ottobre parte da quel poco che sa dell'Africa, da quel poco che poca gente sa dell'Africa e della storia della sua gente: bambini dall'infanzia divisa a metà da un emigrazione forzata, senso di estraneità indecifrabile ma sempre presente in sottofondo, ritrovo di sè stessi e della propria serenità nel viaggio di ritorno verso il paese natale, e poi quel "Mal d'Africa" che tuuuutti gli scrittori, tuuuuutti i viaggiatori (non i turisti del capodanno) ti sbattono in mezzo ai loro ricordi di viaggio. Lauretta unisce questi elementi, elementi quasi naturali e basilari per chi comincia a scrivere di emigranti, e ne fa una storia che non cede mai al patetico, alla lacrimuccia facile dell'adulto che sa sognare un futuro migliore solo con gli occhi del bambino. La protagonista, colei che dice Io voglio solo essere io non si adegua all'ottimismo di altre ragazze africane: non è lo stesso colore della pelle a creare solidarietà. Non progetta un ritorno definitivo al paese natìo, perche è diventata una giovane donna in terre lontane. Lauretta ci dà un messaggio positivo che risuona come un eco fra le grida bestiali e le preghiere angeliche da anime candide che si sono levati dopo l'orribile omicidio di Tor di Quinto, che mina le basi della convivenza con il diverso: scordiamoci la rassicurante parola assimilazione, che voleva portare con sè una lenta e pacata fase immigratoria, utile a sollevare gli italiani da lavori ormai ritenuti gravosi, dove nessun criminale si sarebbe infiltrato tra schiere di disperati e magari i neri sarebbero divenuti bianchi! L'Africa, come solo pochi decenni fa l'Europa, simboleggia quel patrimonio di credenze, certezze, valori, sogni che rendono unico ogni individuo ma che allo stesso tempo gli danno la possibiltà di interagire con gli altri, e quindi di vivere. Lo scambio culturale (espressione straabusata che andrà meglio definita in sede futura) è la vera fonte di sviluppo della società, e primaria via di accrescimento interiore per l'uomo, ma perchè ciò avvenga è fondamentale preservare la diversità fra culture e fra gli stessi individui.
Infine subentra Maria, l'amica, con cui progetta un viaggio in Africa (=le apre il suo cuore, perchè ha capito )dove ci racconteremo di noi. Siamo diverse in tutto ma dentro abbiamo le stesse emozioni, viviamo le stesse sensazioni da adolescenti: lo scambio vero non si realizza nei teatrini diplomatici, ecclesistici o politici, ma tra due persone che comunicano e che vogliono e sanno vedere mondi interi negli occhi dell'altro.
October 08

Primo Intervento!

Per cominciare...
Citazione culturale che squarcia le tenebre e vi svela subito con che po' po' di intellettuale (Secchione) avete a che fare, del tipo: <Un viaggio di mille miglia deve cominciare con un solo passo> (Lao Tzù)... oppure citazione da film di quarto ordine, del tipo <Sono il dottor Pannonzio!!> che vi svela subito quali sono le persone che preferisco: dei pazzi scatenati, pieni di interessi e con tante cose DIVERSE da raccontare (se mi parli per 5 ore del tuo gruppo rock che non viene applaudito da nessuno e tu ti incazzi perchè suoni da anni e non capisci perchè non sei ancora famoso potrei avere delle reazioni non previste: chi sa sa).
Cosa scrivere in un blog? Boh! Comincerei da CHE COSA NON SCRIVERE, e cercherò di attenermi a queste semplici regole:
1. Non fare mai nomi e cognomi. o l'uno o l'altro, ma preferibilmente usare i soprannomi
2. Non dare mai numeri di telefono altrui. Il proprio non c'è nessun problema, tanto ho il blocco chiamate
3. Non sputtanare nessuno, anche il più rompipalleeeeeh: è molto più divertente dirglielo in faccia.
4. Non usare una pagina per parlare di cosa si è mangiato a colazione (2 brioche kinder, un buondì, due yogurt, succo d'arancia e un caffè). Lo fa solo Proust, e anche lui ha serie difficoltà a non essere sbattuto fuori dalla finestra (uuuh devo leggere il secondo libro della Ricerca: All'ombra delle fanciulle in fiore, qualcuno l'ha già letto?)
5. Non nominare direttamente la ragazza che ti piace prima di averglielo dettoa voce. Tanto me lo legge negli occhi a 50 m di distanza