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Jako...non so dove mi porterà questa marea... |
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December 21 Paris, le 21 DécembreCari amici, cari lettori,
a partire da questa settimana, e per gli ultimi articoli (da contare sulle dita di una mano, ho già il biglietto di ritorno) la rubrica Qui Parigi a voi Piacenza de La Cronaca uscirà al sabato.
Buona lettura! November 12 Paris, 12 NovembreCari amici,
tra un esame e una festa è davvero difficile trovare il tempo di scrivere. Ma non posso mancare il mio appuntamento settimanale: il prossimo venerdi vi parlero' finalmente di casa mia, dopo aver passato le ultime settimane a tracciare scarabocchi sulle case altrui. Siete in vacanza di piacere a Paris? Venite a trovarmi, una sera: i residenti della Citè Universitaire sono molto ospitali, con tutti quanti vogliano portare con sè un paio di birre e la loro voglia di conoscere. October 22 Paris, 22 OctobreCari amici, cari lettori,
venerdi uscirà la quarta puntata dei miei viaggi parigini. Si cambia di nuovo musica: non più un reportage sulle associazioni, e neppure discorsi filosofici che qui vengono come l'acqua. Ah, per Valentina: non mi hanno ancora arrestato...
October 02 La cronaca parigina di un Erasmus piacentinoParis, 2 Octobre
Cari lettori,
dopo 4 settimane di vita parigina, penso di avere abbastanza cose da raccontarvi. Ma non lo faro' qui, e non lo faro' ora: la sala informatica della Sorbona è intasata, e io comprendo benissimo cosa mi stanno dicendo alle spalle i miei colleghi parigini..
Per gli amici fiorenzuolani, e dei dintorni, ho pensato a qualcosa di speciale: un appuntamento settimanale fra le pagine de La Cronaca, giornale di ¨Piacenza. Un quotidiano capace di offrire ai giovani opportunità più ampie e possibilità di espressione differenti.
Salvo eventi eccezionali, potrete leggere il mio primo reportage di vita parigina sul numero di domani, venerdi 3 Ottobre.
Sono a disposizione di tutti quanti vogliano saperne di più: noi Erasmus siamo più di un milione, e stiamo diventando europei senza rendercene conto. Forse, è venuto il momento, per noi giovani, di abbatterle queste vecchie frontiere.
August 28 L'amore al tempo di SabrinaCari lettori,
la storia di Sabrina cresce ogni giorno fra le mie mani, e per questo ho sospeso la pubblicazione di prova sul blog. Sabrina matura, lontana da casa, e tornerà tra alcuni mesetti. Per quella data il racconto dovrebbe terminare, bene o male non so ancora, e io verrò a bussare alla vostra porta con in mano un'offerta imperdibile.
Sabrina, quella vera, l'ho incrociata quest'Estate: ha due occhi metallici, e ride a mitraglia, continuamente.
E' stato a una festa di paese. Si è seduta al tavolo di fianco al mio, con sua nonna (stessa risata, solo meno contagiosa), la sua amica inseparabile, e sua sorella maggiore, verso la cui minigonna si sono concentrati i commenti del mio commensale, lasciandomi rimirare la mia musa. Che si è lasciata guardare. Anche troppo. Praticamente non mi ha degnato di uno sguardo, e ha passato la serata a ridere e a passeggiarmi davanti. E' un po' piccola, diciamo che posso mangiarle in testa. E NON ha quei prosciutti che mi ero immaginato. Andandomene, mi sono girato per un'ultima ispirazione e.. luce dei miei occhi! mi stava guardando con la sua amica, ridendo. Le ho sorriso anch'io, e nel girarmi ho atterrato un bimbo innocente che correva spensierato..
chissà se domani saremo ancora così lontani?
ci annuseremo da lontano come i cani.
March 25 Falsetto (Esterina i vent'anni ti minacciano)Esterina, i vent’anni ti minacciano grigiorosea nube che a poco a poco in sè ti chiude. Ciò intendi e non paventi. Sommersa ti vedremo nella fumea che il vento lacera o addensa, violento. Poi dal fiotto di cenere uscirai adusta più che mai, proteso a un’avventura più lontana l’intento viso che assembra l’arciera Diana. Salgono i venti autunni, t’avviluppano andate primavere; ecco per te rintocca un presagio nell’elisie sfere. Un suono non ti renda qual d’incrinata brocca percossa! io prego sia per te concerto ineffabile di sonagliere. La dubbia dimane non t’impaura. Leggiadra ti distendi sullo scoglio lucente di sale e al sole bruci le membra. Ricordi la lucertola ferma sul masso brullo; te insidia giovinezza, quella il lacciòlo d’erba del fanciullo. L’acqua è la forza che ti tempra, nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi: noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo, come un’equorea creatura che la salsedine non intacca ma torna al lito più pura. Hai ben ragione tu! Non turbare di ubbie il sorridente presente. La tua gaiezza impegna già il futuro ed un crollar di spalle dirocca i fortilizi del tuo domani oscuro. T’alzi e t’avanzi sul ponticello esiguo, sopra il gorgo che stride: il tuo profilo s’incide contro uno sfondo di perla. Esiti a sommo del tremulo asse, poi ridi, e come spiccata da un vento t’abbatti fra le braccia del tuo divino amico che t’afferra. Ti guardiamo noi, della razza di chi rimane a terra.
(Eugenio Montale)
Tre metafore fondamentali: proteso a un’avventura più lontana, l’intento viso che assembra l’arciera Diana: la giovinezza ha il carattere della mitologia, sa ergersi tra le difficoltà e superarle con le sue sole forze, i vent’anni sono un rito iniziatico, ciò che emergerà dal fiotto di cenere sarà una donna <con il piglio volitivo di una dea cacciatrice>; ricorda Mito di Pavese (riferita a un ragazzo-dio), ma un dubbio sorge spontaneo: sentirsi degli dèi in terra è un’emozione provata più volte in gioventù e poi sempre più raramente nel corso degli anni per la maggior parte della gente. Ma è naturale, è ovvio che sia così? E’ un ordine celeste, ricordato dal presagio nell’elisie sfere, che le forze vitali e le speranze debbano scemare progressivamente? Alla metafora mitologica segue quella naturalistica: ricordi la lucertola ferma sul masso brullo: Esterina vive senza rendersene conto; tanto più la dubbia dimane non la impaura, tanto più la sua leggiadria aumenta. La sopravvivenza al lacciòlo d’erba sembra affidata al caso. Il mare è il destino (3°metafora), flusso vitale in cui Esterina decide (la scelta è fondamentale) di lanciarsi: dopo la dea statuaria e priva di passioni e la lucertola incosciente, per la prima volta la ragazza si personifica, diventa donna, e come tale capace di decidere del proprio destino. Riflette un attimo (Esiti a sommo del tremulo asse), ma poi ridi: affronta la vita come un gioco, si lascia andare nel mare che l’ha generata (L’acqua è la forza che ti tempra) e che la accoglie come un divino amico; il ritorno della metafora mitologica sottolinea la distanza tra i due mondi, quello di Esterina e del mare, e quello del poeta, della razza di chi rimane a terra. March 24 Ed amai nuovamente
Ed amai nuovamente; e fu di Lina dal rosso scialle il più della mia vita. Quella che cresce accanto a noi, bambina dagli occhi azzurri, è dal suo grembo uscita.
Trieste è la città, la donna è Lina, per cui scrissi il mio libro di più ardita sincerità; né dalla sua fu fin’ ad oggi mai l’anima mia partita.
Ogni altro conobbi umano amore; ma per Lina torrei di nuovo un’altra vita, di nuovo vorrei cominciare.
Per l’altezze l’amai del suo dolore; perché tutto fu al mondo, e non mai scaltra, e tutto seppe, e non se stessa, amare.
(Umberto Saba)
ed: la congiunzione collega la poesia a una realtà omessa, a una vita passata chiusa alle spalle per poter aprire al futuro. Rosso scialle/occhi azzurri, polarità centrale in Saba, la passione ardente della moglie e la leggerezza della figlia colorano il cielo del poeta. Trieste è la città, la donna è Lina: ossimoro, l’amore per le persone fa amare il mondo attorno a loro, è solo amando il mondo che possiamo amare i suoi viandanti. Ogni altro conobbi umano amore: il cuore si può perdere più volte, prima di trovare la strada giusta, prima di capire che è solo per Lina che può rigenerare all’infinito il suo sentimento. Per l’altezze l’amai del suo dolore: l’amore non è uno schema rigido, è una pallina da tennis che rimbalza impazzita fra le pareti opposte di angoscia/esaltazione e dolore/piacere. e tutto seppe, e non se stessa, amare: Saba accoglie il suggerimento di Carola e Mery (commenti all’intervento precedente): le donne sanno donarsi interamente, amano completamente; dall’altra parte ci siamo noi, <incerti ed affannati>, cantava Bennato, <sicuri e controllati>: ma l’amore goccia a goccia è ‘na schifezza!!
February 08 La Geografia socialeL’incontro fra le Università di Parma e Caen avvenuto oggi, Venerdì 8 Febbraio, presso la sala del Consiglio dell’Università di Parma è stato fortemente voluto e organizzato da Isabelle Dumont, assegnista di Geografia presso il nostro istituto. Le opinioni di studiosi di così differente provenienza hanno potuto incontrarsi nel più che attuale tema della geografia sociale. Che utilità ha questa disciplina? Essa ambienta in un territorio concreto le strutture sociali (i gruppi umani), permettendo una loro conoscenza meno astratta e maggiori possibilità di intervenire per un loro miglioramento. La geografia sociale, nell’ambiente scientifico italiano, è un campo di studio sopravvissuto alla diffamazione dei suoi primi anni per presunti collegamenti al marxismo, elevato successivamente sull’onda della moda e nuovamente accantonato per far posto alle grandi teorie generali sulla globalizzazione. Ma per la stragrande maggioranza degli uomini gli orizzonti mondiali sono solo potenziali, e uno studio che analizzi l’ecumene in ogni sua manifestazione è necessario per orientarsi nella vita di relazioni che la nuova economia prevede. La percezione che l’uomo ha del suo stesso spazio urbano è completamente cambiata: solo i cartelli stradali possono dirigerci verso il centro cittadino, non più, ad esempio, il campanile. La città dei simboli è divenuta ricordo da museo, i nuovi simboli di aggregazione sociale sono i centri commerciali. La periferia raggiunge e supera il centro, luogo tradizionale di governo, con conseguenze imprevedibili. La geografia sociale non rinuncia a teorie generali sulla società globalizzata: evita solamente che esse diventino troppo astratte, da non poter più servire da modello di analisi delle differenti realtà sociali, troppo diversificate e troppo diseguali per poter essere abbracciate in un’unica visuale. Oltre alla dottoressa Dumont sono intervenuti Lombardi e Miani, dell’Università di Parma, Cerreti, dell’Università <La Sapienza> di Roma, Robert Hèrin e Benoît Raoulx dell’ Université de Caen, Petros Petsiméris, dell’Università parigina Panthéon-Sorbonne. January 29 Terzina incatenata (dall'amore)Amore è una melodia;
le sue note, lo sai, son passione e allegria: le hai sentite mai? cara amica mia è ora di cambiar l'hi-fi! January 28 Do you dance me?Voglio vederti danzare come i Dervisches Tourners che girano sulle spine dorsali o al suono di cavigliere del Katakali
Nell'Irlanda del nord nelle balere estive coppie di anziani che ballano al ritmo di 7/8! Gira tutt'intorno la stanza mentre si danza, danza. E gira tutt'intorno la stanza mentre si danza. Nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali... |
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